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24 a mezzanotte

di autori vari

Curatori: Luca Raimondi, Giuseppe Maresca

Illustrazioni: Fabio Lastrucci

Vecchi cinema infestati, terrificanti nottate di Halloween, vampiri del passato con tutto il loro carico di fascino e morte, antichi sortilegi, strani riti africani, demoniache vendette, una droga che trasforma in zombi cannibali, sinistri B&B del profondo e inquietanti FAQ aziendali. Questi gli ingredienti al sangue di "24 a mezzanotte", un'antologia di racconti horror ambientati nelle province italiane, dove vecchie e nuove tematiche horror si incrociano e si rinnovano tra presente e passato, tra realtà e leggenda, tra sole e tenebre. Una visione cupa e sinistra del Belpaese, che vi accompagnerà nelle periferie della paura e nei centri cittadini dell'inquietudine in compagnia di 24 affilate penne dell'horror italiano.

ISBN: 9788832101133

Pagine: 351

Prezzo: 17€

Gli autori

Stefano Amato

Danilo Arona

Corrado Artale

Vincenzo Barone Lumaga

Andrea Carlo Cappi

Fabio Celoni

Maurizio Cometto

Antonio Ferrara

Antonella Ferraris

Pietro Gandolfi

Roberto Grenna

Andrea Guglielmino

Fabio Lastrucci

Nicola Lombardi

Angelo Marenzana

Giuseppe Maresca

Gianluca Morozzi 

Angelo Orlando Meloni

Massimo Padua

Barbara Panetta

Biagio Proietti

Luca Raimondi

Lea Valti

Daniele Zito

Prefazione di Claudio Chiaverotti

 

 

Cari bad boys o cavalieri di ventura del brivido (di solito incipio così…), quando inizia il mio rapporto con la paura? Bisogna andare un po’ indietro negli anni, a una Torino fantastica agli occhi di un bambino (per carità, la città dalle mille suggestioni magiche lo è ancora) e a un uomo ancor più fantastico: mio nonno Gaspare! Mio nonno, un bravo ciabattino, eroico partigiano, che non aveva fatto chissà quali studi ma era un divoratore onnivoro di libri, era solito spaventarmi con una sorta di babau di sua invenzione che chiamava Mana Cerace, che poteva presentarsi sotto le fattezze di un bambino e aveva il potere di creare illusioni spaventevoli grazie alle ombre cinesi. Passano gli anni, il mio primo lavoro per Dylan Dog parlava di uno spettro che usciva dal buio e che seminava il terrore. L’albo segnò l’inizio della mia avventura nel mondo del fumetto del brivido e delle storie fantastiche. Ricordo l’espressione orgogliosa e commossa di mia madre che mi disse: «Se potesse saperlo tuo nonno Gaspare…!»

Ho alimentato il mio gusto per il fantastico col cinema, soprattutto di Carpenter e Lynch, passando per la narrativa di King, fino a quando a vent’anni non vidi Inferno di Dario Argento! Ragazzi che paura, l’immagine di Veronica Lazar che esce dallo specchio trasformandosi nella morte popolò i miei incubi per lunghe notti insonni. Personalmente l’Argento fantastico e onirico mi ha sempre dato belle suggestioni con i suoi capolavori come Suspiria e Phenomena, ma ricordo anche ottimi thriller di ambientazione italiana come Tenebre che sicuramente hanno lasciato il segno. 

Ma cosa c’entra tutto ciò con un’antologia di racconti horror ambientati in Italia? Semplice, mi fa più paura leggere o vedere una storia dove si sente parlare un dialetto italiano o i personaggi si muovono e agiscono nel nostro contesto geografico e culturale, perché è ancora più vicina a me, perché sento che l’orrore nasce alle mie spalle, e quindi può facilmente colpirmi all’improvviso dietro quella masche-ra di quotidianità. 

Spesso i miei eroi (che per me sono dei figli) Brendon e Morgan Lost hanno dovuto affrontare delle situazioni da incubo che non avrebbero lasciato scampo a nessuno ma che sono sempre riusciti a superare grazie alla loro umanità e alla loro capacità di sognare. Si può vivere l’incubo peggiore, che può essere ancora più tremendo se assomiglia alla realtà o a qualcosa a noi familiare, ma sogni e incubi sono fatti della stessa materia, qualcosa che appartiene sempre e comunque al nostro subconscio, alla parte più oscura di noi stessi e ai nostri desideri più inconfessabili.

Perché le mie storie non suonino false e artefatte, racconto sempre me stesso, e quindi i miei incubi, tuttavia ritengo sia importante scrivere narrativa horror al giorno d’oggi anche in quanto l’horror, a mio avviso, è uno dei meccanismi di denuncia sociale più forti, è il modo comune di tutte le culture per esprimere il malessere e lo smarrimento tanto individuali quanto collettivi, come capitava in Zombi di Romero o come il proliferare di produzioni cinematografiche dell’orrore in Ita-lia durante gli anni insanguinati del terrorismo. Personalmente amo l’horror in senso lato, non quello che si confonde con lo splatter o il torture(che per carità, ci possono anche stare per la loro divertente irriverenza) ma in particolare quello legato alle fiabe nere, quello di Il labirinto del fauno o La spina del diavolo, o tanto per restare in tema letterario quello delle fiabe italiane di Calvino come Naso d’Argento o Giovannin senza paura, per la loro capacità di suggestione e il loro fascino onirico.

Ed è proprio da queste radici di storie della paura ambientate in Italia che nascono i racconti di questo libro, che rappresenta un po’ una lanterna magica (come quella del brendoniano Wynkle Tynkle) che con le sue storie variegate riflette e deforma le ombre inquietanti di vecchi e nuovi spauracchi tipici della narrativa e del cinema di tutte le culture, ma calati in un contesto solo ed esclusivamente italiano.

Lasciatevi trasportare anche voi da questi ventiquattro incubi made in Italy. Sono sicuro che quando farà buio, il confortante quartiere sotto casa si popolerà di ombre tutt’altro che rassicuranti…