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Abbecedario al femminile

di autrici e illustratrici varie

Curatrice: Ramona Parenzan

Dalla A di Abbandono alla Z di Zavorra i 26 racconti e le 26 illustrazioni dell'abbecedario al femminile tessono insieme una meravigliosa topografia della vita quotidiana, ma anche dell'immaginario di donne di differente provenienza geografica. Una raccolta inedita e coraggiosa per raccontare i microcosmi segreti nei quali vivono e sognano ogni giorno le donne di tutto il mondo.

ISBN: 9788832101270

Pagine: 72

Prezzo: 10€

Le autrici

Rachele Bellini

Debora Brenna

Alice Chiara

Ramona Parenzan

Veronica Pede

Giulia Pedrotti

Tae Pierrottet

Irene Polimeni

Elena Sottilotta

Le illustratrici

Fabiana Canale

Julia Kamendo

Daniela Magodi

Federica Montesanto

Antonia Parisi

Tae Pierrottet

Bice Scalori

Maria Spinelli

Sasha Zelenkevich

INTRODUZIONE DI RAMONA PARENZAN E ELENA SOTTILOTTA

 

Ventisei racconti brevi e ventisei illustrazioni al femminile per raccontare un alfabeto di emozioni, segreti e domande che non sempre sono seguite da una risposta.

Ventisei racconti e ventisei illustrazioni, una per ogni lettera dell’alfabeto, per esprimere e dipingere i microcosmi che si annidano nel corpo e nelle viscere delle donne, ma che non sempre riescono a trovare un luogo sicuro in cui radicarsi per prendere voce. 

Il libro nasce dalla volontà di creare e costruire insieme una topografia del femminile inedita e coraggiosa, attraverso il linguaggio dell’arte e della letteratura. Spinta da questo desiderio, la curatrice del progetto, Ramona Parenzan, è riuscita a coinvolgere autrici e artiste di varia età e provenienza. 

Questa raccolta è nata giorno dopo giorno, racconto dopo racconto, illustrazione dopo illustrazione, nel recinto sicuro e sacro di un cenacolo al femminile.

L’intento della curatrice, delle autrici e delle illustratrici è di esplorare alcune suggestioni legate a temi controversi da cui siamo partite per approfondire il senso del rapporto con gli altri, con noi stesse, con l’amore, l’abbandono, il cibo, la maternità, la malinconia, il trauma della morte e la moltitudine vivace dei desideri assopiti nella profondità del nostro essere donne. 

Nonostante gli straordinari passi avanti che le donne hanno compiuto all’interno della società e nel mondo del lavoro negli ultimi secoli, le notizie martellanti riportate quotidianamente in Italia e all’estero rimandano a una realtà ancora tragicamente avvinghiata ai falsi valori di un passato retrogrado, pervasa da una mentalità patriarcale pervicace e aggressiva. 

Eppure l’assuefazione nell’osservare, inermi, corpi femminili volgarizzati e brutalmente ridotti a mero oggetto di desiderio non è un immutabile dato di fatto. Se la violenza e il femminicidio sono gli atti più estremi in cui si concretizzano questi impulsi distruttivi, ci sono anche molte altre zavorre, meno esposte, più subdole, che vorticano intorno alla vita delle donne, macigni che assumono le sembianze di aspettative da soddisfare, modelli da emulare, pressioni da cui ci si vorrebbe liberare. 

La prevaricazione che continua ad accanirsi con puntualità allarmante sulle vite di tantissime donne serve da monito e ci spinge a uscire dalla nostra gabbia edulcorata da finte certezze per ricordarci cosa ha significato essere donne in passato e cosa significa ancora oggi. 

Le parole di una delle tante autrici che hanno contribuito con le loro voci policrome a questo progetto corale evocano il significato profondo del nostro intento: “Scrivi di me, non dimenticarmi. Scrivi per le donne. Perché tutte sono me, e tutte sono te. Ricorda: le parole sono importanti, fanne buon uso, non avere paura di adoperarle.”

Ognuna di noi ha qualcosa da raccontare. E allora lasciamo che siano le nostre stesse pulsioni, i nostri bisogni, le nostre ferite, le nostre parole scritte nero su bianco e illustrate nei loro più intimi e vividi dettagli, a emergere, audaci e spontanee, dalla pagina.

La raccolta ospita una ricca e originale appendice di esercizi, a cura di Giulia Pedrotti, ispirati ai testi della raccolta e che servono a rendere ancora più vivo, fresco e piacevolmente fruibile il libro.

INTERVISTA ALLA CURATRICE RAMONA PARENZAN

 

Cosa ti ha spinto a mettere insieme così tante storie? E perché hai scelto proprio quelle che possiamo leggere nella raccolta?

 

Anno dopo anno mi accorgo di essere sempre più attratta e fortemente interessata artisticamente all’universo femminile. Amo i suoi codici, gli alfabeti sempre nuovi e originali che insieme sappiamo tessere e creare, rinnovandoci.

Le storie presenti nella raccolta sono arrivate a me quasi casualmente.

Alla fine di dicembre 2019 alcune autrici hanno letto il mio post di Facebook, dove richiedevo che mi si inviassero alcuni testi per comporre un abbecedario al femminile. Tra il materiale che mi è arrivato, ho deciso di eliminare alcuni testi e alcune illustrazioni perché distanti per stile e contenuti da quello che avevo in mente. Altri, invece, hanno trovato ospitalità nella raccolta.

Si tratta di testi viscerali, schietti e densi, capaci  di decostruire stereotipi e affrontare coraggiosamente alcuni temi tabù, come la dipendenza amorosa, l’aborto, la maternità, la morte, il rapporto con il proprio corpo e l’abbandono.

 

 

I tuoi racconti sono forse quelli più oscuri della raccolta, tendono a celare gli eventi da cui scaturiscono le emozioni. Vuoi parlarci del terreno in cui affondano le radici?

 

La mia scrittura affonda le radici nel grund della mia anima, nei miei ricordi, nelle mie emozioni e nelle mie mille paure, ma nasce anche dai miei desideri e dalle mie molte passioni. Mi piace raccontare dei fili segreti che da sempre tessono e decidono della mia vita. Ho deciso di raccontarmi così, in modo anche drammatico e complesso. Mi piace che la mia scrittura prenda forma attraverso delle immagini e che non sia sempre decifrabile. Per fare questo ho chiuso gli occhi e mi sono immersa nei mie fondali marini, dove sto bene e respiro.

 

Com’è stato mettere insieme un gruppo di donne? Come vi siete approcciate a questo progetto? 

 

Mettere insieme donne differenti è stata un’esperienza intensa, coinvolgente, ma anche molto faticosa. è stato difficile coordinare un gruppo così eterogeneo di autrici e illustratrici entusiaste, ma anche molto determinate a seguire un proprio stile preciso e proteggerlo da ingerenze esterne. Credo che, aldilà della fatica di questi due mesi di lavoro, il risultato sia alla fine felice e anche in qualche modo utile  e prezioso per chi avrà modo di leggere i nostri racconti. Spero presto di riuscire a trasformare il libro in una mostra interattiva e in uno spettacolo teatrale.

 

 

Credi che lavorare insieme sia il modo giusto per superare la rivalità che spesso si instaura tra donne?

 

Scrivere per un testo collettivo è una forma bellissima di sorellanza, ma prima di tutto si deve in qualche modo fare lo sforzo di sentirsi parte di un gruppo più grande, cercando di non identificarsi troppo con il proprio stile e la propria opera.

Credo che la scrittura debba essere acefala, a tratti anche imperfetta e aperta alle mille interpretazioni di chi leggerà. Credo che noi tutti e noi tutte siamo sempre aldiquà e aldilà di ciò che scriviamo e illustriamo. Credo fermamente che siamo perennemente in metamorfosi, noi, il nostro corpo, la nostra arte e la nostra scrittura, come la vita. Mai accanirsi.