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Il sole e la luna insieme

di Rossella Adelini

Venezia, 1937. Greta Biasin è una giovane soprano dall’animo tormentato. Figlia del più famoso psichiatra della Laguna, vive la sua vita all’ombra soffocante del padre. Sarà la storia con la pittrice Anna a donare alla ragazza l’amore di cui ha bisogno, mostrandole così una vita diversa e serena, in cui poter realizzare davvero se stessa e il suo canto. 

La felicità, tuttavia, vacilla e si strappa quando la madre della cantante scompare improvvisamente, lasciando Greta nel limbo dell’incertezza e del sospetto: di chi potrà fidarsi, adesso? Riuscirà a proteggere la donna che ama? 

ISBN: 9788832101300

Pagine: 112

Prezzo: 8€

Rassegna stampa

Rossella Adelini

Rossella Adelini nasce a Caserta nel 1979, frequenta il liceo classico “Cneo Nevio” di Santa Maria C.V. e, nel 2006, si laurea alla Facoltà di Architettura Luigi Vanvitelli di Aversa.
Dagli studi classici nasce il suo interesse per l’arte, il cinema e la letteratura, universi sconfinati di esperienze ed emozioni attraverso cui arricchirsi e forgiare il proprio mondo. Dall’esperienza d’architetto a quella sociale nel sindacato degli edili, giunge alla pratica dello Yoga, disciplina di cui è attualmente insegnante.
Alla sua prima esperienza letteraria.

Intervista all'autrice

Ciao Rossella! "Il sole e la luna insieme" è il tuo romanzo d’esordio. Parla dell'amore nato tra Greta e Anna, entrambe figlie del regime fascista. Come mai hai scelto di inquadrare questo particolare periodo? 

 

L'idea mi venne nel 2017, quando lessi un articolo che parlava del reportage realizzato dall’Human Rights Watch sulla situazione degli omosessuali in Cina: le persone con orientamento omosessuale ricevevano trattamenti “riparatori” quali isolamento, medicazione forzata e, addirittura, elettroshock. L’articolo definiva le cliniche cinesi "cliniche da campi di concentramento". Nel testo si leggeva come le famiglie, terrorizzate dall’idea di avere un figlio omosessuale, assecondassero l’esecuzione di trattamenti definiti scientificamente invasivi sia dal punto di vista mentale che fisico.

 

Greta è un personaggio fragile, che vive la sua sessualità nella paura e, in parte, nel rimorso. Credi che, pur avanti quasi di un secolo, sia un tratto comune anche dell’oggi? 

 

Assolutamente sì. Tra i ragazzi c’è ancora chi non riesce ad accettare la propria natura, chi la vive con disagio e chi cresce con sensi di colpa e con l’idea di avere qualcosa che non va. Certo, l’omosessualità non è un tabù come negli anni in cui ha vissuto Greta ma sicuramente la paura dell’accettazione è viva e spesso è alimentata dalla famiglia che, in alcuni casi, rifiuta ogni forma di dialogo additando o addirittura punendo. A questo proposito, mi viene in mente la storia di quella ragazza palermitana che, qualche mese fa, ebbe la forza di denunciare i suoi familiari. Un atto di grande coraggio dopo anni di abusi e violenze a causa del suo orientamento sessuale. Il problema forse è che siamo ancora in pieno conformismo: e tutto ciò che non è conforme scandalizza.

 

Anna, invece, è forte e volitiva, sfida ogni convenzione per dimostrare a se stessa e agli altri di poter esaudire da sola i propri desideri. Cosa le dona, l’incontro con Greta? 

 

Non c’è un donare, c’è piuttosto la voglia di entrambe di essere salvate. E se la lotta di Greta contro suo padre diviene la lotta sociale di Anna, alla fine Anna vuole essere salvata. Proprio come la sua Greta. 

Ciò che è chiaro è che, in fondo, nessuna delle due vuole salvare se stessa.

 

Incombe, nella storia, il manicomio come vera e propria minaccia. Quali sono state le tue ricerche in merito? 

 

Ho cercato documenti, foto, video, film e testimonianze che potessero darmi un quadro realistico del manicomio, luogo non di cura, come ormai tutti sanno, ma distruttore di qualsiasi forma di dignità, ricettacolo di emarginati, disertori, innocenti e, non di rado, sani di mente sottoposti a violenze e a umiliazioni continue. Ecco perché quello che avveniva dentro fu per molto tempo tenuto nascosto. Di queste ricerche, quello che mi ha lasciato senza parole è stato rendermi conto, per esempio guardando il filmato della prima lobotomia, di quanti pazzi e malati di mente fossero non solo a capo di organizzazioni politiche ma divenissero grandi e stimati professori di medicina artefici in realtà delle più alte forme di depravazione e megalomania.