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Manifesto della Rivista di Milena Edizioni

Il manifesto di una rivista, di un partito politico, o di una qualunque entità che preveda unione d’intenti e ogni forma di rappresentazione a essa relativa, porta con sé proclami e comandamenti, annunci e istruzioni, attraverso la presentazione di un atto letterario redatto come la circolare di una decisione già rinchiusa dentro una certezza, deliberata a mo’ di editto intellettuale che a fatica, molto a fatica, riesce a nascondere le pulsioni delle imposizioni che, in realtà, sono il contenuto reale di una specie di nevrosi condottiera, rivolta al consolidamento di idee dirottate al patibolo della loro stessa fine, perché già condannate alla via ultima e definitiva.

 

Nulla di tutto questo. La Rivista di Milena Edizioni non serba nessun “preparato esplosivo”, attraverso chissà quali annunci di nuova generazione, rombando la voce di ipotetiche inquietudini appartenenti ad avanguardie precarie e vanesie. La Rivista di Milena Edizioni non scaraventa, piuttosto rovista tra lo scaraventato. Non c’è da interrogarsi su albe nascenti di nuove frontiere letterarie, tanto meno sforzandosi di processare l’utilità o la dannosità dei nuovi strumenti di comunicazione di massa. Non c’è urgenza, né ossessione, dentro la manifestazione letteraria autentica. Non importa quanto tempo abbiano impiegato alcuni scrittori per rappresentare le loro angosce, per aprire vie di fuga alle proprie necessità. Non importa se Kafka abbia trascorso lunghe e tormentate notti insonni per “lottare col demonio” nel tentativo di restituire alle sue albe i verbali dei suoi pensieri. Non importa se l’immaginazione, la creatività, la funzione dell’essere pensante raggiunga presto o tardi quello che lui stesso può definire come risultato finale, l’opera identificabile in una qualche compiutezza. Importa che la fase fondamentale di uno dei più inaccessibili processi di rappresentazione artistica, l’ispirazione, non sia confinata in forzature morali o intellettuali. Nessuna prescrizione, nessuna rincorsa temporale invada il momento che precede l’inizio dell’esecuzione.

 

Ecco che la Rivista di Milena Edizioni non pretende di fondare niente che sia riconducibile ai dettami di tradizioni che vorrebbero dare forma al rigore. Semmai sia il rigore stesso al servizio della creazione, che non sia perduto di vista da chi si adopera per essa. Se esiste una crisi dell’ispirazione, questa è tale quando colpisce la creatività, non quando si percepisce la delusione perchè intere generazioni hanno disatteso le speranze di altre generazioni. Il ricondotto letterario non allarga la sua sofferenza, non pretende che sia condivisa. Si limita all’invito ad assistervi.

 

Il proposito della Rivista è l’esplorazione dello spazio letterario, col senso del vuoto che non sia soltanto alleato dell’angoscia, ma pure della creatività. Lo scrive Montale che un tempo esisteva il vuoto in cui potevamo rifugiarci, allora vale la pena porsi davanti all’unica responsabilità che le moine della storia possono pretendere. Il recupero della morale che si liberi dagli isterismi, dalle false premure, dalle ostentazioni, dal bilico su cui troppe volte si poggiano pensieri precari e sottoprodotti della contabilità culturale.

Andrebbe sperato tutto il contrario, avvicinando gli occhi e l’orecchio alla direzione della corrente, chiedendosi se essa non gradisca, invece, che si avvii la contro contabilità letteraria, che il panta rei non voglia deviazioni e che il carpe diem coniugato con tanta isteria, non sia una partitura per ben altre “musiche”, ahinoi ancora lontane dagli arditi sconfinamenti dei nostri “canti”, irrimediabilmente perduti in un deserto di solitudini.

 

La Rivista si avvicinerà ai temi letterari, attraverso la pubblicazione di recensioni, interviste, approfondimenti e ogni altro registro approssimabile alla descrizione del pensiero. I temi trattati saranno la letteratura, il cinema, il teatro, la musica e ogni altra disciplina artistica, insieme ad argomenti di natura politica o di ogni altra tematica umanistica.

L’intento principale la presenterà poco a poco come un avamposto di un osservatorio virtuale dedito alla sperimentazione se, ammesso di individuarlo, vale la pena restare alla ricerca di un nuovo umanesimo. Nessuna retorica, sia l’unico motto in toni di sussurro.

 

Elio Goka

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